C.S.I. in cucina: i veleni

“Tutti gli assassini sono vanitosi, ma l’avvelenatore lo è in modo abnorme” J. D. Carr

Vorrei essere rassicurante da subito sugli avvelenamenti in cucina: si tratta di una eventualità talmente remota che può essere considerata come “nulla” come vedremo nell’articolo. Tempo fa ho fatto una personale ricerca sui veleni e confesso di essere rimasto contento e sorpreso nel sapere che i veleni, nonostante siano diffusissimi, nel mondo minerale, animale e vegetale, oggi, non sono così facilmente reperibili come in passato. Specifico che i veleni sono difficilmente reperibili oggi perché nel passato le cose andavano diversamente. Fino a pochi decenni fa, alcune sostanze tossiche si potevano facilmente comprare nei negozi o in farmacia come semplici cosmetici mentre oggi la legge non consente il facile acquisto a chiunque di determinate sostanze. Un’altro motivo della scomparsa dei veleni tra i modus operandi degli assassini è che, nel passato, le autopsie, non erano in grado di riscontrare tracce di veleno nei cadaveri mentre oggi è facilmente riscontrabile il suo utilizzo e risalire ad un colpevole. Forse non tutti sanno che solo da pochi anni gli scienziati e i tecnici di laboratorio collaborano con le forze dell’ordine, dunque niente scientifica alla CSI fino agli anni Ottanta, e possiamo supporre che diversi casi di omicidio sono stati molto probabilmente archiviati come incidenti o fatalità, senza che analisi più approfondite potessero scoprire i reali colpevoli. Recenti fatti di cronaca nera, purtroppo hanno riportato la figura dell’avvelenatore alla ribalta gettando ombre sulla professione medica e sulle sue possibilità di donare la vita quanto di toglierla. L’avvelenatore è un figura associata spesso al sesso femminile, prima tra tutte Lucrezia Borgia che con il veleno, secondo la leggenda, avrebbe costruito la propria fortuna. Il cianuro e l’arsenico sono stati protagonisti di molti degli avvelenamenti criminali più famosi degli ultimi secoli. La storia insegna che i veleni sono da sempre stati largamente usati dall’uomo come arma in dispute familiari, economiche e politiche.

Ma passiamo alla cucina. Potrei proporre la solita pappardella trita e ritrita su additivi, dolcificanti, mercurio, pesticidi, alcool, oro nelle decorazioni, teflon e altro ( la lista sarebbe davvero lunga), ma a mio avviso il nostro organismo è una macchina particolarmente forte ed in grado di smaltire da solo le sostanze tossiche che possono essere ingerite durante i nostri pasti. Certo l’accumulo può essere dannoso e da qui vengono i benefici di una dieta varia ed equilibrata. Certo se vi nutrite tutti i giorni a pesce scongelato al mercurio, fritto in una padella di teflon graffiata utilizzando più volte lo stesso olio, mangiate con posate di plastica, verdure della terra dei fuochi e finite con una mela non lavata e con la buccia…beh allora ve la cercate proprio,  e non mi meraviglierei se dopo un mese aveste dei gravi problemi, ma in questo caso si tratterebbe di autolesionismo più che di avvelenamento da cibo.

Passiamo dunque ai pochi rischi che possiamo correre in cucina comportandoci normalmente.

Un pericolo potrebbe essere il metanolo contenuto in vini scadenti (molto scadenti!). Nel 1986 ci fu uno scandalo in Italia che provocò 23 vittime e decine di persone subirono lesioni gravi a causa delle intossicazioni causate dalla pratica di ‘dopare’ il vino, col metanolo, un alcool naturale che, aumentato dolosamente, provoca danni permanenti, portando cecità e anche alla morte. Nel mondo si sono verificati molti casi di avvelenamento da metanolo e purtroppo, a causa dei pochi scrupoli di alcuni produttori è possibile che la catena non si sia ancora interrotta. Ecco un caso estero che ricordo tratto dal  Corriere della sera

Da noi il “Pesce Palla” è fortunatamente non richiesto (almeno che io sappia!) ed è anche illegale, ma certamente, il mondo dei veleni affascina molta gente e forse è questo il motivo che spinge numerosi temerari a provare la carne di questo pesce, una prelibatezza che miete decine di vittime all’anno nel mondo (Giappone e Stati Uniti) a causa della tetradotossina contenuta nella pelle e negli organi del pesce e cento volte più letale del cianuro di potassio.

fungo
Sembra buono?

I funghi sono causa di varie morti anche tra i raccoglitori considerati “bravi fungaioli”. Molte specie velenose sono molto simili ai commestibili ed è facile cadere nell’errore soprattutto quando quelli tossici si annidano nelle fungaie insieme a quelli buoni. Solitamente sono più causa di gravi problemi che di morte. Per morire bisogna mangiare specie particolarmente velenose come l’ Amanita o i Boletus ma alcune specie molto pericolose e altrettanto mortali hanno forti somiglianze con gli amati porcini e possono essere confuse soprattutto da fungaioli inesperti. Dunque: ottimi i funghi ma sempre con la certezza di avere a che fare con quelli commestibili che si trovano sui banchi dei mercati e sono controllati dalle A.S.L. di competenza. Per tutti gli altri…evitate di dare la fiducia a chi ostenta troppa sicurezza nel proporvi funghi…sospetti.

Ultimo grande pericolo in cucina è il malefico botulino di cui abbiamo accennato nell’articolo dedicato alla conservazione dei cibi . Il botulino può essere presente in cibi inscatolati o conservati, soprattutto di produzione domestica ma anche, in qualche caso, industriale. Le conserve preparate in casa (per esempio la verdura sottolio) sono uno dei prodotti in cui più facilmente si può rischiare la presenza della tossina botulinica. La tossina botulinica è stata ritrovata in alimenti molto diversi come mais in scatola, peperoni, fagiolini, melanzane, barbabietole, funghi, spinaci, olive, tonno, paté, affettati sotto vuoto, pesce conservato e mascarpone. I prodotti caseari, le conserve di carne e il pollame costituiscono invece un veicolo minore, anche se non sono del tutto esenti da rischi (come ha dimostrato la comparsa del botulino in una partita di mascarpone italiano nel 1996).

Concludo riportando brevemente alcune linee guida consigliate per “svelenarsi” da sostanze (bisfenolo) che a lungo andare possono provocare problemi anche seri al nostro organismo:

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  1. Non riutilizzare contenitori in plastica per alimenti e bevande, soprattutto se usurati o monouso.
  2. Limitate l’impiego di padelle antiaderenti graffiate. Meglio le padelle in ceramica (sono molto antiaderenti e leggere ma purtroppo care).
  3. Non scaldate liquidi e cibi in contenitori di plastica (ad es. nel microonde o a bagnomaria) in quanto si accelererà il deterioramento della plastica con conseguente rilascio di sostanze indesiderate. Scaldate il contenuto in contenitori di vetro o pentolini di acciaio inox.
  4. Leggete l’etichetta quando usate fogli in alluminio e pellicole. Non tutte le pellicole possono essere usate per conservare ogni tipo di cibo; i fogli di alluminio, per esempio, non sono adatti agli alimenti acidi.
  5. Consumate alimenti freschi e di stagione. Se usate alimenti (frutta e verdura) in scatola, sciacquateli prima di consumarli.
  6. Limitate l’uso di stampi in silicone per preparare le torte.

 

 

 

 

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24 pensieri su “C.S.I. in cucina: i veleni

  1. Io fino a quando vivevo in Sicilia non ho mai avuto problemi di salute. Mai stata in ospedale o avuto problemi di stomaco. Invece da quando vivo qui in Veneto non digerisco niente, mi manca il gusto delle cose, e mi sono venuti mille dolori e problemi di salute. Vivo in campagna ma quando piantano le vigne è un paradiso dei pesticidi. Se compro qualcosa non ha sapore. Mi sta passando pure il gusto di mangiare credimi. Ho provato ad andare a far la spesa al supermercato biologico ma ci vuole uno stipendio da Trump 🙂

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      1. Bah non saprei dirti con precisione…malinconia della terra natia? Vecchi amici? Sinceramente tirerei soltanto ad indovinare che, come saprai, è un’abitudine deleteria…di solito ci si fa delle domande e si trovano, a volte, le risposte. Ti dico questo perchè credo che non esista un problema alimentare relativo al solo veneto…scusami se sembro presuntuoso nelle mie affermazioni ma dovendo essere necessariamente brevi non riesco ad esprimermi meglio.

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      2. L’unica nostalgia che ho è per la mia città del cuore, Londra. Non ho alcun tipo di malinconia per la mia terra e non ci torno mai perchè non mi piace starci. Sono abituata alla grande metropoli, ho vissuto a Londra e Milano e quindi solo queste due città mi mancano. Ho un animo cosmopolita e qui vivo invece in un paese e quindi mi trovo malissimo. Anche quando vivevo a Milano il cibo era pessimo però c’era più scelta, invece qui la cosa è limitante. Ho cercato i GAS, i gruppi di acquisto solidale, a km zero, e non esistono nella mia provincia. Per quanto riguarda l’alimentazione mi hanno detto tutti che non c’è paragone tra il cibo del sud e questo, e me lo hanno detto dei veneti doc che sono stati in sicilia. Purtroppo anche gli odori del cibo si sono persi e questo mi dispiace. Anche una semplice cosa come l’origano è completamente diversa se comprata qui e comprata in sicilia. Sono piccole cose, odori appunto, che fanno la differenza. Nel piatto non c’è solo una pietanza a livello proteico o visivo ma anche degli odori e profumi. Poi non ti sto a dire che qui non ho ancora mangiato nemmeno un piatto veneto mentre tutti hanno mangiato cibo siciliano a casa mia. Il motivo è che per mangiare da me son tutti ben disposti ma poi non ricambiano mai l’invito e quindi di veneto non conosco che poca roba purtroppo.

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      3. Ti ringrazio della lunga risposta molto eloquente che, comunque, mi sembra che metta in evidenza alcune problematiche, come ti dicevo, collegabili all’ambiente in cui si vive. Sei una ragazza giovane ed intelligente e sono più che convinto che non appena ne avrai la possibilità migrerai in qualche metropoli di tuo gradimento e questi piccoli aspetti negativi passeranno. Però fai attenzione: come diceva il grande Houdini “C’è solo una prigione dalla quale non riusciremo mai ad evadere, ed è quella che ci costruiamo da soli.” E’ evidente che queste “prigioni” sono le nostre vite, e dobbiamo sempre stare molto attenti a non costruire muri troppo alti…altrimenti qualsiasi evasione rischia di diventare impossibile. Scusa la lunghezza delle mie risposte, il mio essere logorroico e, forse, la mia maleducazione nel introdurmi in cose che tutto sommato non mi dovrebbero riguardare, ma è la mia natura, il mio carattere e come diceva Orson Welles bisogna sempre brindare al carattere!”

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      4. Tu mi parli di barriere pensando, ovviamente non conoscendomi personalmente, che io sia una persona magari che non ha apertura verso gli altri. E’ una tua supposizione questa e la capisco. Ma posso dirti che mi è stato detto che io sono molto socievole, espansiva, affettuosa, generosa, altruista e anche disponibile. Il mio carattere è solare, a dispetto di quello che sembra forse dai miei scritti, e chi mi conosce fa sempre riferimento al mio sorriso e alle mie risate. Quindi le barriere io le ho trovate in altre persone, persone a cui ho aperto le braccia e che mi hanno guardata in modo strano come se per loro fosse una cosa anormale essere una persona così accogliente verso gli altri. Sì, me ne andrò, ma mi dispiace in futuro avere un ricordo così arido di questa terra verde.

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      5. Grazie dell’interessante dialogo Amleta ( a proposito è un nome d’arte?), comprendo perfettamente quello che dici ma riguardo le barriere e i muri che citavo volevo solo fare metafore della vita…anche le abitudini migliori alla fine si possono trasformare nelle nostre prigioni… Metaforicamente ognuno di noi ha la propria galera, me compreso.

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      6. Sì, il mio è un nome d’arte ( anche perchè come nomi di battesimo ne ho ben tre e capirai quanta confusione c’è sempre stata nel dovermi far chiamare da qualcuno. Almeno questo l’ho scelto io personalmente).
        Sì, certo ognuno di noi ha una gabbia, la mia per esempio è la fantasia, che credimi, non sempre ti rende la vita facile o ti avvicina alla vita. C’è stato un tempo in cui l’arte mi ha tenuta fuori dal mondo, mi voleva solo per sè. Quindi in certi momenti ho distrutto tutto e volevo essere come gli altri ma non ci sono riuscita. In certi momenti mi è stato stretto questo vestito d’artista. Però come carattere sono stata sempre estroversa, anche quando cercavo di comunicare con i colori il mio dolore…..ero piccola e non avevo altra scelta.

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      7. Beh se la foto corrisponde mi sembri piuttosto giovane dunque con ancora parecchio tempo per recuperare… riguardo alla fantasia dimmelo a me che sono trent’anni che dipingo e devo ancora capire se sono capace a farlo o no… 😦

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      8. Ho visto il sito ma non capisco quale sezione è quella dove ci sono i tuoi quadri. A me non interessa la pubblicità e nemmeno far vedere niente di mio…o almeno di quello che è rimasto, visto che ho bruciato e distrutto quasi tutti i miei lavori originali.

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      9. Londra e Roma mi mancano nel senso che non ho mai fatto mostre in queste due città…vivo dove sono nato..a Genova. Il quadro mio è soltanto quello con i due al tavolo…se digiti Giorgio Fracassi pittore su google compare ancora qualcosa di mio..anch’io sono schivo alla pubblicità…ma faceva così freddo per bruciare tutte le tue opere? :))

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