C.S.I. in cucina: i prezzi 1ª parte

“Da una goccia d’acqua una mente logica potrebbe dedurre la possibile esistenza di un oceano Atlantico o delle cascate del Niagara, senza mai averli visti e senza aver sentito parlare di loro” Sherlock Holmes

A volte la scientifica esce dai suoi laboratori per recarsi sui luoghi del crimine per raccogliere dati, informazioni…è quello che faremo noi con i prezzi dei nostri alimenti.

Questo è un argomento difficile ma importante. Ogni giorno abbiamo a che fare con le nostre spese quotidiane e non ci facciamo mai troppe domande su come funziona l’economia che ci riguarda da vicino. L’economia (da eco – casa) è la scienza che più di tutte ha portato benefici e disastri distribuiti ad intere nazioni. Certo non riuscirò a fare un trattato di economia qui in quattro righe ma vorrei puntare l’attenzione soltanto su cosa paghiamo realmente quando compriamo qualcosa. Non sono qui per dirvi come spendere i vostri soldi. Per quanto mi riguarda potreste anche indebitarvi per vivere a caviale e champagne o al contrario se foste dei ricconi vivere di pane secco e acqua. Non sono interessato alle motivazioni che spingono alla spilorceria o al scialacquio ma spingervi ad indagare con metodo il mondo economico con cui tutti i giorni abbiamo a che fare. Cosa determina un giusto prezzo? Anche per i prezzi degli alimenti, il detto “Voi guardate ma non osservate” si adatta alla perfezione. Quando compriamo una cosa necessaria come il cibo che cosa stiamo pagando realmente? Preciso che stiamo parlando di cose necessarie e non superflue come potrebbe essere una stilografica o le sigarette, ma di beni a cui non possiamo rinunciare.

L’economia è una scienza importantissima che indaga il comportamento umano, e per essere precisi siamo più spesso noi gli indagati in modo che le informazioni ricavate dai nostri comportamenti possano massimizzare i profitti di industrie ed in particolare oggi delle multinazionali. Gli economisti, che comunque non sono dei mostri che vogliono succhiarci tutti i nostri soldi (ma come tutti noi anch’essi operano per il loro profitto), il loro lavoro è cercare di comprendere perché si fanno certe scelte piuttosto che altre, sia quando le risorse scarseggiano che quando abbondano.  Per principio gli economisti sanno che gli uomini cercano di trarre il massimo profitto dalle loro scelte e questo profitto non sempre è necessariamente monetizzabile. Ad esempio gli economisti potrebbero chiedersi se per l’acquirente è meglio il Bio certificato ad un prezzo più alto o la sottomarca ad un prezzo stracciato, o se piace di più un’offerta 3 x 2 o le “Grandi Marche” ribassate? Ecc.. Queste ed infinite altre domande l’economista si pone per avere sempre la migliore offerta da dare ai consumatori in modo che le vendite abbiano l’adeguato ritorno monetario per il produttore.

Ma le offerte sono solo l’ultima fase di una catena infinitamente lunga della quale noi vediamo soltanto l’ultimo anello. Come possiamo dedurre se stiamo pagando il giusto prezzo di un bene. Va da se che non basta spendere poco per essere certi che il prezzo è giusto. Certo senza fare i conti in tasca a nessuno il prezzo giusto è ovviamente quello che “possiamo” e che “siamo disposti” a pagare in base al nostro budget mensile, settimanale o quotidiano. Spesso lo facciamo (almeno chi può) confrontando i vari prezzi che incontriamo tutti i giorni nei supermercati e facendo la spesa dove riteniamo sia più conveniente, più vicino a casa, merce p o altri fattori. Ora viene il momento di occuparsi di come viene stabilito giustamente o no il prezzo di una mercanzia.

Vi risparmio le cose più ovvie del tipo: se produco a 1 € e vendo il prodotto a 3 € guadagno 2 € che posso reinvestire o spendere in beni ecc., ecc., ecc. Capisco che Holmes ritenga ingannevole un fatto ovvio ma, in questo caso, si tratta soltanto di evitare passaggi inutili alla spiegazione.

Prendiamo invece le differenze tra una bottiglia di vino da 100 € da una da 20 €. Hanno un costo minimo diverso all’inizio della catena produttiva? No, semplicemente siamo nel caso in cui si è costretti o si preferisce produrre un numero limitato di bottiglie e venderle a prezzo molto più alto.Ma per le acque minerali? Certo nelle acque i prezzi non sono 10 volte maggiori come per i vini ma come vengono giustificate certe differenze del doppio e a volte più del triplo?. A riguardo allego un pdf acque-minerali-test contenete il confronto tra acque minerali naturali eseguito da Altroconsumo. Tornando al test delle acque minerali, ad esempio, suppongo che il prezzo elevato di Evian sia da attribuire in buona parte al trasporto dato che si tratta di un prodotto francese. Conosco l’obiezione: “la qualità si paga”. Vero. Ma non sempre. Spesso la differenza di prezzo non è spiegabile solamente in termini di qualità superiore intrinseca del prodotto. Ma è spiegabilissima invece se pensate  alla pubblicità comportamentale o al self targeting che tende ad individuare le giuste fasce dei potenziali acquirenti, tecnica oggi diffusissima online.  Quello che importa è che l’acquirente sia convinto che quel prodotto “valga” il prezzo richiesto. I produttori, per mascherare quello che è essenzialmente lo stesso prodotto, a volte lo diversificano con qualcosina in più o, caso molto comune in campo alimentare, utilizzando due marchi differenti, con due prezzi differenti. Chi è disposto a pagare di più gli economisti sono certi che si indirizzerà verso una fascia di prezzo superiore.

valverde-san-valentino
ecco un esempio di differenza accessoria da Valverde 2011

Un esempio conosciuto? Il marchio Guizza appartiene al gruppo San Benedetto. Nei supermercati le due acque hanno prezzi molto diversi, perché si rivolgono a clienti diversi. Ora Guizza viene imbottigliata anche in altre località d’Italia, ma la fonte originale si trova a Scorzè, dove viene imbottigliata anche l’acqua San Benedetto. Se confrontate le analisi chimiche  delle due acque avrete la conferma che si tratta sostanzialmente della stessa acqua.  A quanto pare è una pratica comune fare la differenza di prezzo di prodotti praticamente uguali, e se volete divertirvi anche voi a fare i “detective” da supermercato provate a confrontare le etichette di marche e “sottomarche” di bibite, panettoni, caffè, birra, pasta, surgelati, ecc…i prezzi all’origine delle materie prime sono uguali per tutti (più o meno) i produttori, ma le scelte come la lavorazione, il trasporto, l’immagazzinamento, il confezionamento, la campagna pubblicitaria, il self targeting e altro possono far variare il prezzo e non di poco.

Fine prima parte…seconda parte.

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3 pensieri su “C.S.I. in cucina: i prezzi 1ª parte

  1. Interessante, sul marketing e la gestione dello scaffale con prodotti da spingere o meno….si apre un mondo…. continua cosi’ si devono appofondire queste cose!

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