C.S.I. in cucina: a tavola – 3ª parte

Mi scuso per la lunghezza dell’articolo ma volevo evitare una quarta parte dedicata a questo argomento.

Dopo avere parlato degli aspetti religiosi e di come il nostro passato e il galateo abbiano influenzato il nostro modo di vivere la tavola oggi, è giunto il momento di analizzare il comportamento e gli atteggiamenti che si tengono quando si mangia. Non mi sembra il caso di parlare di palesi manifestazioni di maleducazione ma di cercare di individuare alcuni aspetti che possono dirci qualcosa in più dei nostri compagni di tavola senza doverli fissare in maniera maleducata. Le regole arrivate a noi cosiddette di “Bon Ton” sono banali modificazioni o aggiunte del Galateo che ne aveva gettato le basi in un periodo storico quando l’applicazione di certe regole avevano senso. Oggi alcuni aspetti del Galateo del 500″ sono veramente superati ed inutili da citare. Il non eccedere quando ci si trova a tavola, o in altri ambienti dove si svolge la vita comune, rientra nelle regole della buona educazione che tutti più o meno oggi conosciamo e non mi sembra dunque il caso di ripeterle in questo post. In ogni caso chi volesse saperne di più sul “Bon Ton” può trovare siti a iosa dedicati a questo sciocco argomento. Dico sciocco perché se fossero applicate seriamente a tavola certe etichette, nessuno accetterebbe più inviti perché la convivialità diventerebbe stucchevolezza, trasformando in antipatiche e noiosissime serate i nostri piacevoli momenti di incontro. Cito soltanto di seguito le più evidenti norme che potrebbero, anche se difficilmente, sfuggire a qualcuno. I bambini mi sento di manlevarli dall’argomento.

  • Lavarsi le mani prima di mettersi a tavola.
  • Evitate di mettervi il tovagliolo intorno al collo o infilato nel colletto della camicia.
  • Evitare di iniziare a mangiare se si viene serviti per primi.
  • Non bevete il resto del brodo direttamente dal piatto.
  • Non mettete il cellulare sul tavolo.

Vediamo invece quello che traspare dagli atteggiamenti delle persone. A tavola si può dedicare esclusivamente l’ attenzione alla comunicazione non verbale relativa alla parte superiore del corpo dato che la gambe sono sotto il tavolo, dunque rivolgendo l’attenzione alle mani e alle espressioni. Diciamo subito che lo studio dei movimenti e delle espressioni non sono scienze esatte. Certi studi sono nati fondamentalmente per comprendere quando qualcuno sta mentendo cosa della quale a tavola solitamente non sentiamo bisogno. Il mentire sul gradimento o meno di un piatto può essere interessante ma non è determinante per capire una personalità. Ricordate sempre che il rischio di sbagliarsi è veramente elevato e che l’esperienza personale è determinante per trarre conclusioni che abbiano un minimo di credibilità. Riassumiamo di seguito i punti chiave che abbiamo imparato a conoscere anche nella categoria “giochi di comunicazione”.

COMUNICAZIONE VERBALE: ciò che si dice, la scelta delle parole e la costruzione logica delle frasi, secondo le strutture grammaticali della lingua utilizzata.

COMUNICAZIONE NON VERBALE: quello che trasmettiamo attraverso la nostra postura e i nostri movimenti, ma anche attraverso la posizione che si occupa nello spazio e gli aspetti estetici. Essa riguarda: mimiche facciali, sguardi, gesti, posture, andature e abbigliamento.

COMUNICAZIONE PARAVERBALE:  Essa riguarda la voce (tono, volume, ritmo), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio schiarirsi la voce, tamburellare ed emettere suoni. Sia il non verbale che il paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli e di tipo emotivo.

SEDERSI A TAVOLA

Una delle prime cose che si fa ad una cena è naturalmente il prendere posto a tavola. Solitamente a tavola, per scelta, ci siede vicini o ai propri partner o a persone che hanno lo stesso argomento di conversazione o appartenenti allo stesso sesso. Se ci pensate difficilmente ci si siede in mezzo a due mogli di altri commensali o a due mariti se siete di sesso femminile. quando non abbiamo possibilità di scelta (posti assegnati) si verifica un attimo di esitazione collettiva dovuto proprio all’impossibilità di scegliere il posto dove sederci. Può succedere che questa scelta venga condizionata da qualcuno che arrivato in precedenza, si è già seduto aspettando gli altri. Altri fattori che influenzano la nostra scelta però restano inconsci e si basano sulla percezione dell’ambiente (spalle al muro, vicino alla finestra, esterno tavolo per muoversi, ecc.) o di segnali analogici che le altre persone (o il contesto stesso) ci inviano. La scelta di chi sarà nostro vicino a tavola non risulta dunque così immediata e automatica come potrebbe sembrare.  Un esempio di contesto sono i convivi nuziali (o comunque cerimoniali) dove è tipica la curiosità degli invitati di sapere il tavolo cui sono stati assegnati proprio per conoscere l’identità dei commensali, predisponendosi di conseguenza. Quanto alle posizioni, quella frontale (che predispone maggiormente gli individui al contatto visivo) tipicamente viene preferita nel caso di persone in fase di conoscenza (ad es. primo appuntamento) o in tutti quei casi in cui si preferisce mantenere una distanza sociale, probabilmente adeguata al grado di confidenza, ma allo stesso tempo si è incuriositi o interessati dalla persona. La posizione obliqua permette ancora di più di tenere tale distanza, perchè limita il numero dei contatti visivi e, in contesti familiari, può essere indicativa di chiusura, ad esempio, nei confronti di una specifica persona. La disposizione fianco a fianco a tavola è generalmente indicativa di un maggior grado di conoscenza e vicinanza fra individui, la cui relazione (di qualsiasi natura essa sia) appare sostenuta da valide e comprovate argomentazioni (complicità, intesa intellettuale, etc..) e non necessita del rinforzo dato dal contatto visivo frontale.

Ora cerchiamo di capire ciò che può comunicare il nostro modo di mangiare e bere quando siamo seduti a tavola.

Alcuni studiosi ritengono che il modo in cui ci avviciniamo e “facciamo nostro” il cibo riveli molto della nostra personalità. Secondo questi studi le abitudini alimentari sono espressione diretta del nostro modo di essere.
Molte, secondo me, sono interpretazioni stravaganti che correlano tratti di personalità al modo di mangiare un biscotto, consumare un pan di zenzero, addentare una pizza (se si inizia dalla crosta siamo persone fuori dagli schemi, se la prendiamo senza posate non abbiamo paura in generale a “sporcarci le mani”). Non guardare il menu prima di ordinare risulta essere collegato ad una certa testardaggine e rigidità nell’affrontare i cambiamenti. Uno studio accademico si è interessato addirittura dello spessore della fetta tostata di pane della colazione e il modo in cui viene imburrata: fino al bordo, secondo i risultati, per chi è maniaco del controllo.
Diciamo che gli stili alimentari, in questo senso intesi come atteggiamenti tipici e ricorrenti di affrontare il piatto, aggiungono, secondo queste analisi, informazioni alla lista delle caratteristiche che ci definiscono e ci permettono di capire meglio gli altri.  Qui di seguito una lista di alcuni aspetti comportamentali riferiti al mangiare:

MODI DI MANGIARE

  • METODICO : Colui che mangia un solo alimento alla volta, per il quale il dettaglio fa la differenza. Il suo limite, come per l’organizzatore, è la mancanza di flessibilità. E’ una persona che spesso si isola.
  • LENTO : Mangia un piccolo morso alla volta, è sempre l’ultimo a finire a tavola, si sofferma sui sapori. In genere è una persona che cerca di vivere in profondità ma ama il controllo e può essere anche testardo e rigido, avere dei tratti che denotano egoismo.
  • MANGIATORE VELOCE : Quasi non respira mentre mangia, ingoia facendo altro contemporaneamente: guarda il cellulare, risponde alle mail, legge. Mette se stesso in secondo piano dedicandosi ad altro. Può sembrare altruista, capace di dare spazio a ciò che lo circonda ma in realtà trascura i suoi veri bisogni. Il suo mettersi in secondo piano può essere segno di notevole stress. E di impazienza.
  • SCHIZZINOSO – Si riferisce a colui che chiede di preparare il cibo in modo specifico, sa cosa vuole, di solito una persona curiosa che ama porsi domande.
  • ORGANIZZATORE – Si prepara il piatto razionalmente, predisponendolo in modo che gli alimenti non si mescolino, dando a ciascuno il proprio spazio. La disciplina è fondamentale. Una persona ben organizzata per la quale la pulizia è centrale, ha in perfetto ordine le proprie cose ma che non vive poi così bene perché non lascia molto spazio agli altri, non si fida, non condivide. Non è flessibile, in genere non ha molte persone vicino, risulta un po’ pesante.
  • MESCOLATORE: Ama mescolare vari cibi prima di assaporarli. Aperto, pronto alle novità, vuole sperimentare. Ha una vita movimentata ma può essere confusionario, avere difficoltà a dare priorità alle cose importanti, concentrarsi e fermarsi.
  • MANGIATORE CHIASSOSO – Risulta rumoroso a tavola, mastica facendosi sentire, spesso a bocca aperta. Uno spirito libero che non dà peso alle opinioni degli altri. Molto istintivo e poco delicato nei confronti degli altri e della vita in generale.

MODI DI BERE

  • SEDUCENTE: Se donna tiene il bicchiere con dita aggraziate e sensuali e le utilizza in modo provocatorio. Può assumere una posizione che metta in risalto il décolleté oppure lanciare occhiate furtive nell’atto di sorseggiare il proprio drink – può arrivare persino a passare il dito sul bordo del bicchiere, fino a immergerlo nella bevanda per poi succhiarlo. L’uomo è attivo e sicuro di sé, un seduttore stile Don Giovanni. Solitamente usa il bicchiere o la bottiglia come un simbolo fallico, giocandoci in modo suggestivo. E’ incline ad essere possessivo e può essere delicato con le sue compagne di sesso opposto.
  • PETTEGOLO: Solitamente  siede in gruppo insieme agli amici. Può chiacchierare di altra gente e criticarla. Usa il bicchiere per gesticolare e per sottolineare determinati passaggi della conversazione. E’ incline a piegarsi sopra il drink, in modo da avvicinarsi agli altri e parlare in modo confidenziale. Questa personalità di solito è integrata in un gruppo sociale molto legato e ha poca disponibilità ad allargarlo, così come accetta di rado intromissioni dall’esterno.
  • SOCIEVOLE: Solitamente bevono a piccoli sorsi, in modo da poter continuare la conversazione. La bottiglia è sempre vicina per essere pronti a servire da bere a chi ha il bicchiere vuoto. Questa personalità è sempre felice di estendere i propri rapporti sociali. Il miglior modo per approcciare questi soggetti è apparire diretti, simpatici e divertenti.
  • TIMIDO: Solitamente una persona timida e dal tono dimesso, che stringe il bicchiere a due mani in modo protettivo, come se avesse il timore che qualcuno possa portarglielo via. I palmi delle mani sono tenuti nascosti e il drink diventa un “sostegno sociale”, il liquido non viene mai finito, così da dare un sorso in caso di emergenza.  Può capitare di confondere la timidezza con le personalità glaciali che si caratterizzano tenendo il bicchiere davanti a se come uno scudo per evitare approcci alla conversazione.
  • SBRUFFONE: E’ sicuro della propria immagine e di sé. E’ arrogante e può apparire rude nei suoi atteggiamenti, cercando di occupare più spazio possibile tenendo – per esempio – il bicchiere ben distante dal corpo e “spaparanzandosi” sulla sedia. Può apparire anche leggermente ostile se maneggia il bicchiere come un’arma simbolica, ben stretta tra le mani gesticolando in modo minaccioso.
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