Macroscope

Questa nuovo gioco non propriamente di ambientazione investigativa ci offre la pratica necessaria per concentrare la nostra attenzione all’osservazione di piccoli particolari che possono condurci alla ricostruzione completa, o quasi, di una scena del crimine o di un qualcosa che ci interessa ma di cui non abbiamo un quadro completo. Senza arrivare alle esagerazioni mostrate nel video iniziale (anche se suggestive) l’osservazione dei particolari è una vera e propria arte esercitabile da chiunque. Il gioco edito dalla DVgiochi è appetibile per il buon prezzo, per la sua semplicità che gli permette di essere giocato a tutte le età e per la sua estetica Steampunk da baraccone che lo rende gradevole visivamente. Il gioco è molto semplice e si spiega in due parole. Abbiamo una scatola contenente una vera e propria risma di disegni (400) di oggetti stilizzati dei quali riusciamo a vedere attraverso delle finestrelle soltanto piccole parti tramite le quali dobbiamo dedurre di che oggetto si tratta. Meno finestrelle si aprono più punti si fanno. Semplicissimo, divertente e geniale allo stesso tempo. Cosa si può volere di più da un gioco?

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La scena di un crimine non ha una grandezza definibile a priori. Neppure altri campi dell’indagine come l’archeologia, la medicina e l’arte sfuggono a questo principio. Solo le capacità di chi si occupa dell’indagine stabilisce quali confini entro i quali cominciare ad osservare e catalogare indizi validi per risalire alla fonte del crimine, del quadro, dell’antica sepoltura o della diagnosi da eseguire. Nel gioco la scena è sempre delimitata nel tempo e nello spazio e ciò consente di concentrarci sul solo aspetto che ci interessa dettato dalle regole.
Macroscope è un semplice gioco per tutti ma ci ricorda anche nel divertimento tra amici nelle mura di casa un esercizio importante. Un esercizio eseguibile da chiunque ed in qualsiasi momento della giornata utilissimo alla pratica dell’osservazione investigativa.
Osservare la gente che incontriamo è, solitamente, qualcosa che facciamo con una certa superficialità. Confesso che solo con un notevole sforzo posso notare in chi mi sta di fronte particolari che vanno aldilà del semplice “è più o meno elegante..”.
Ma se cominciamo a trattare chi ci sta di fronte (magari chiedendogli di stare al gioco) come una scena del crimine potremo formulare molte domande su di esso e verificarne la loro validità immediatamente chiedendole alla stessa persona. Per capire meglio facciamo un banalissimo esempio: Se incontriamo un amico con il frac difficilmente arriverà dal fare jogging e altresì se lo incontriamo in una tuta sportiva difficilmente tornerà da un matrimonio. Fin qui credo che l’affermazione trovi più o meno tutti d’accordo, ma quando incontriamo un amico, che fa un normalissimo lavoro impiegatizio, e quindi veste in maniera normalissima diventa difficile stabilire se torna dal lavoro o se semplicemente è stato al bar.
Se vi è capitato di leggere qualche racconto di Sherlock Holmes saprete che l’investigatore si vantava di sapere riconoscere a prima vista un’individuo dalle caratteristiche del suo abito, o da altri particolari della persona come tatuaggi, capigliature o altro. Effettivamente più di un secolo fa questa operazione forse era abbastanza facile da essere eseguita, un tempo l’abbigliamento lavorativo e quello consueto spesso era lo stesso, e un calzolaio o un maniscalco erano sicuramente diversi nei modi di vestire da uno scrittore o un banchiere. Oggi certe differenze (per fortuna) non sono più così evidenti come allora. Ma ancora qualcosa resta di osservabile….molto latente ma osservabile.
Limitiamoci, soltanto agli abiti per il momento, altre osservazioni su movimenti, espressioni, pulizia, tatuaggi ecc., lasciamoli un momento da parte. Cosa possono dirci gli abiti di chi incontriamo?
La prima cosa che possiamo notare nell’ abbigliamento di un individuo ad esempio potrebbero essere delle spille che denotano appartenenze ad associazioni, gruppi o altro; Bigotterie di poco prezzo o gioielli di pregio magari appartenuti in passato alla famiglia; profumi, dopobarba, acque di colonia a saperle riconoscere parlerebbero chiaramente della persona che ci sta di fronte, o comunque, se non riconosciamo la fragranza possiamo dedurre qualcosa anche dalla quantità utilizzata. Una premessa: sono tutti esercizi che possono affinarsi SOLO con l’esperienza personale, le prime volte si andrà sicuramente incontro a figuracce ma con il tempo il metodo aprirà le sue porte.
Proseguiamo: le scarpe, a differenza del resto dell’abbigliamento che resta oggi di difficile interpretazione possono dirci più cose sul soggetto esaminato. Poche persone hanno scarpiere molto assortite e spesso anche nell’ assortimento non ci si distanzia molto. Una scarpa molto elegante (magari con il calzino giusto) è sempre più rara da incontrare mentre le diffusissime scarpe a tennis di poco prezzo sono quelle che incontriamo nel 75% di uomini sugli autobus. Non sto discriminando una scarpa o un’abbigliamento, cerco solo di porre l’accento su osservazioni fatte da me nelle mie giornate dedicate a questo esercizio.
Tutti coloro che intendono provare l’investigazione dovrebbero costantemente allenarsi con questi semplici esercizi, frustranti le prime volte e per la maggior parte dei casi ma assolutamente necessari per una costante crescita della deduzione che solo una acuta osservazione ci può garantire.
I risultati si vedranno solo con il tempo e con una costante applicazione/verifica aiutandoci, inizialmente, applicando l’osservazione a parenti ed amici e chiedendo loro le conferme delle nostre affermazioni. Comunque,esistono altre cose, oltre alle persone, da osservare (quando è possibile) che possono fornirci montagne di indizi dei quali abbiamo accennato qui e di cui parleremo ancora con attenzione.

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