I vedovi neri

Chi non ha mai desiderato di essere invitato ad una cena nel famoso Club dei Vedovi Neri?  C’è forse qualcuno che non ne ha mai sentito parlare? Se così fosse forse è giunto il momento di parlare un po di questi gentiluomini che animano questo famoso ciclo di racconti ideati dal geniale Isaac Asimov nel 1971.

Lo scrittore ideò un club a New York formato da sei membri che si riunivano una volta al mese per delle cene molto speciali. Intorno a queste tavole imbandite di questo bizzarro circolo si riuniscono “I vedovi neri”, sei accaniti cacciatori di indizi e risolutori di enigmi. Questi veri veri fuoriclasse del mistero non si lasciano intimidire da sfide al limite delle capacità umane come scoprire un codice segreto escogitato da un matematico paranoico o il rintracciare una donna sconosciuta con l’unico indizio di un antico simbolo. Tutti i volumi sono composti da dodici casi e, immancabilmente, la soluzione ai misteri verrà offerta da un personaggio sempre presente a queste cene: l’ineguagliabile Henry, il cameriere.

L’impianto dei racconti è sempre lo stesso: ad ogni cena ciascun membro ricopre il ruolo di anfitrione e presenta un ospite. L’ospite in cambio della cena propone un piccolo o un grande mistero che, dopo accalorate discussioni, viene puntualmente risolto dall’impeccabile Henry. Asimov modellò i suoi personaggi su un vero club a cui apparteneva, il club dei Trap Door Spiders. Il principio secondo il quale un gruppo di intellettuali si riunisce a tavola per discutere di misteri e decisamente un’idea di epoca vittoriana e ciò sembra essere sottolineato da fatto che sesso e violenza sono assenti in questi racconti. Addirittura, a volte, anche il crimine è assente ma i risultati raggiunti da Asimov in questa serie sono eccezionalmente godibili come del resto lo è tutta la sua produzione letteraria.

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Una tipica cena vittoriana

Asimov è onesto, riconosce che i suoi racconti sono tutt’altro che perfetti e in qualche caso se ne scusa pure con il pubblico.  Questa umiltà oggi purtroppo manca a parecchi autori, contemporanei, che peccando di sovrabbondanza tentano troppo spesso di dare vita a opere che non sono alla portata delle loro penne e che per rincorrere non si sa bene quale modello ideale astratto di “alta letteratura” finiscono col mancare di personalità, quando non proprio d’anima.  La lezione dei Vedovi Neri che emerge e che credo qualunque autore, soprattutto emergente dovrebbe far propria, è quella, per utilizzare una metafora culinaria, di preparare una piccola ricetta e non un piatto da gourmet. Va bene anche se la pietanza non raggiunge il punto perfetto di cottura, l’importante è che ci sia almeno un ingrediente che ci spinge ad assaggiarla ogni volta con rinnovato appetito.

Una ricetta che Henry propone ad una delle serate:

Baingan bharta

Ingredienti

  • 3 melanzane
  • 1 o due pomodori tagliati a cubetti
  • 1 cipolla, tritata grossa
  • 1 cucchiaio di aglio tritato
  • 3 peperoncini piccanti
  • zenzero fresco, una grattatina
  • 1 cucchiaino scarso di curcuma
  • 1 cucchiaino di paprika
  • ½ cucchiaino di semi di cumino
  • 1 cucchiaino di garam masala in polvere
  • olio extravergine d’oliva
  • sale e pepe

Procedimento:
Arrostite le melanzane, facendo in modo che le melanzane siano ben cotte e bruciacchiate.
Quando le melanzane sono morbide e ben cotte, spellatele, tenete da parte la polpa e scartate la buccia, poi schiacciatele con una forchetta.
Scaldate un paio di cucchiaio d’olio in una padella antiaderente; quando l’olio è caldo, versatevi i semi di cumino, e quando i semi di cumino cominciano a soffriggere, aggiungete la cipolla, l’aglio e il peperoncino.
Fate cuocere a fiamma alta per un paio di minuti, fino a quando le cipolle sono dorate, poi aggiungete lo zenzero, i pomodori, il garam masala, la paprika, la curcuma e, per ultime, le melanzane.
Mescolate bene la crema così ottenuta e fatela cuocere qualche minuto, finchè tutti gli ingredienti sono ben amalgamati.
Fate raffreddare la crema di melanzane e servitela accompagnandola con del pane bianco.

 

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