I giochi di comunicazione

“E’ impossibile non comunicare…” P. Watzlawick

La storia dell’uomo è la storia della sua evoluzione nel comunicare. Probabilmente i nostri progenitori hanno iniziato il lungo cammino del progresso nel momento in cui hanno cominciato a comunicare tra loro. Ad esempio avvertire di un pericolo poteva aiutare a sopravvivere, condividere le informazioni sulle risorse naturali poteva facilitare il nutrimento, etc. L’imitazione è la prima forma di comunicazione che adottiamo attraverso l’osservazione e, grazie al nostro interessamento verso il comportamento altrui, cerchiamo di riprodurlo memorizzandolo per utilizzarlo in situazioni analoghe. Qualsiasi forma di comportamento in presenza di altre persone è una forma di comunicazione, anche lo sforzo nel cercare di non comunicare il nostro modo di fare sarà interpretato da chi ci sta vicino come atto comunicativo. Sulla comunicazione sono state scritte intere biblioteche e non saranno certo esaustivi i miei articoli su di essa. Mi dedicherò esclusivamente alla sua importanza anche in campo investigativo, una cosa che tutti i giorni facciamo più o meno consciamente. Tutta la parte sulla comunicazione “non verbale” riguardante il linguaggio del corpo verrà affrontata in altri articoli (conoscete “Lie to me” giusto?) qui comincerò a trattare solamente la parte verbale della comunicazione. Prima di parlare del gioco Nome in codice citerò solo un esempio, tra gli infiniti possibili, sul che cosa intendo per importanza della comunicazione nelle indagini in generale. Lascio a voi trovarne altri e vi invito a segnalarli a commento dell’articolo.

Il più evidente di tutti gli usi della comunicazione nell’indagine è il classico interrogatorio, sia del presunto colpevole che della vittima per poterne ricavare elementi importanti. Ciò si lega anche all’arte di formulare domande ma la capacità comunicativa gioca una parte determinante in ciò che vogliamo capire dai nostri interlocutori. Cerchiamo di chiarire: se interrogate qualcuno (o se semplicemente volete sapere qualcosa) dovete essere in grado di comunicare con lui. Se non avete il canale giusto per comunicare è come aveste di fronte una fortezza inespugnabile. Nonostante sia impossibile NON comunicare è comunque possibile comunicare in maniera sbagliata senza così riuscire a raggiungere il proprio scopo.Non esiste una tecnica buona per tutto e tutti; dovete entrare nel mondo della persona che avete davanti, e, quando necessario, dovete abbassarvi al suo livello di comprensione. Prendiamo un altro esempio più vicino a noi: un insegnante delle elementari, per insegnare deve essere in grado di comunicare con i bambini al loro livello. Se lo stesso docente insegnasse in un liceo dovrebbe modificare di conseguenza le sue capacità comunicative per adattarsi al livello superiore di comprensione degli studenti. Bisogna dunque avere sempre la capacità di modificare il nostro vocabolario per trovare un terreno comune con i nostri interlocutori.  Esiste poi una parte comunicativa apparentemente impercettibile, ma che genera associazioni nel nostro interloquire (ad esempio un ticchettare nervoso sul taccuino, il respirare affannosamente, muoversi troppo, ecc.); questa non verrà trattata per ora.

Parliamo, finalmente, del gioco “Nome in codice”. Gioco molto bello e dal prezzo contenuto (per il divertimento che offre) della serie “una partita ne tira un’altra”. Questo semplicissimo e divertentissimo gioco mette sulla tavola una griglia di parole e il nostro compito quello di fare dei collegamenti tra le parole indicateci dal nostro colore di squadra dalla carta griglia. Delle parole indicate dobbiamo estrarre un concetto, una parola, o qualcosa che “comunichi” alla nostra squadra a quali parole stiamo facendo riferimento. Sotto vedete il retro della scatola molto esplicativo e qui trovate il codenames-rules-it.

codename-retro

Comunicare alla nostra squadra non sempre facile poiché ciò che noi supponiamo sia associabile (ad es. De Andrè = gorilla + canzone) spesso non lo è per gli altri. La comunicazione in questo gioco risulta efficace se c’è una certa sintonia culturale o un personale vissuto e condiviso altrimenti anche una semplice associazione come Fumetto = Brodo + Pesce non verrà recepita….Mah? Forse come associazione da esempio non è proprio tra le più semplici…sarà per questo che perdo sempre! Comunque se la nostra squadra non ha ci ha compreso la nostra comunicazione è stata inefficace e questo comporta il rischio (nel gioco) di favorire gli avversari piazzando una carta del colore avversario o una carta ignaro passante. Nella vita reale la comunicazione non riuscita può comportare danni molto più seri. Problemi familiari, di lavoro, di amicizia e di qualsiasi altro legame sociale. Qui a chi può interessare viene spiegato il famoso esempio de: il-malinteso-cinese. Comunicare è importante e, anche giocando, possiamo imparare a fare meglio in un campo così spinoso.

Ci sono tantissimi giochi sulla comunicazione: Taboo, Moods, Concept e molti altri. Conto quindi di ritornare più volte su questo argomento data la sua importanza e la sua ampiezza di contenuti.

 

 

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3 pensieri su “I giochi di comunicazione

  1. Gioco validissimo , rende bene in tanti ma scala ,secondo me, bene anche in due.Come suggeriscono le regole ,diventa piu’ appagante e divertente usare un solo indizio per associare piu’ parole.Nel nostro gruppo abbiamo messo l’obbligo di indicare un minimo di due carte(sempre che non ne rimanga solo una da indovinare).
    Come detto da Giorgio ci vuole una certa sintonia culturale con i compagni di squadra, pero’ e’ anche una sfida sapersi adeguare a chi ci sta davanti(certo questo implica conoscere almeno un po’ gli altri giocatori).
    Comunque ottimo allenamento per i miei neuroni un po’ pigri, sarebbe da giocare piu’ spesso.

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