Gli arancini di Montalbano

“Montalbano si commosse. Quella era l’amicizia siciliana, la vera, che si basa sul non detto, sull’intuito: uno a un amico non ha bisogno di domandare, è l’altro che autonomamente capisce e agisce di conseguenza”.   “Il ladro di merendine”

Visto che la RAI lunedì 27 febbraio prossimo ha deciso di riprendere la programmazione  dei nuovi episodi del commissario Montalbano, direi che è il momento giusto per un articolo che lo riguardi, vista la sua simpatia e la sua passione per la buona cucina. Preciso che “Gli arancini di Montalbano” non è un libro di ricette ma si tratta di una raccolta di racconti brevi del celebre commissario creato dalla penna dell’illustre Camilleri. Un altro buon motivo per parlare del celebre commissario siciliano, sono i legami con l’articolo precedente in categoria libri, dove viene citato lo scrittore Manuel Vazquez Montalban. Pochi sanno infatti che il nome Salvo Montalbano è un preciso omaggio di Camilleri al suo amico spagnolo Manuel.

Cita lo stesso Camilleri in occasione della scomparsa prematura dello scrittore spagnolo: “Non ne ammiravo solo il raffinato stile narrativo, l’invenzione del detective-gourmet Pepe Carvalho, ma anche e soprattutto il profilo intellettuale, antifascista e comunista”. Nonostante non ci sia nessuna somiglianza narrativa tra i due investigatori, (uno lavora in squadra ed è dipendente pubblico mentre l’altro è un “privato”) i due scrittori li sentivano però vicini: entrambi sono uomini del “sud”, sono solari e hanno una passione smodata per la buona cucina.

Proprio l’ultimo racconto della raccolta che dà il titolo a questo articolo tira in ballo gli arancini, la celebre ricetta siciliana di cui Montalbano è particolarmente ghiotto. Non farò spoiler della storia, quindi mi limiterò a dirvi che i libri di Camilleri sono tutti molto belli e che questo non fa eccezioni. Niente spoiler dunque ma soltanto un poco di aneddoti storici e l’originale ricetta di questa prelibatezza che da sola sarebbe già un ottimo motivo per un viaggio nella bellissima Sicilia.

Il piatto è originario della cucina araba, fatto di riso e zafferano con verdure e carne. Veniva servito al centro della tavola in un unica portata e, come usa tuttora per il Cous-Cous, ognuno per mangiare utilizzava le mani. Un giorno per renderlo da asporto gli arabi ne fecero una palla simile ad un’arancia, che impanata e fritta acquistò consistenza, tanto da resistere al trasporto. Il nome corretto, secondo l’Accademia della Crusca è “arancina” e il peso di ognuna dovrebbe aggirarsi sui 200 gr. Il ripieno alle origini del piatto non c’era mentre oggi vanta, oltre al classico ragù di carne, il burro, gli spinaci, la mozzarella, il prosciutto, la besciamella e, nel catanese, le melanzane. Ad essere puristi, la vera forma è a palla perché quelli a forma di pigna andrebbero definiti supplì.

montalbano
Questi veramente mi sembrano supplì…

Ecco tratto dal libro il passaggio della descrizione del metodo della signora Adelina per la preparazione degli arancini prediletti dal commissario Montalbano.

“Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa, (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!”.

Grande Camilleri…mi è venuta fame!

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4 pensieri su “Gli arancini di Montalbano

  1. Montalbano mi piace da matti e quando lo leggo vado lentissima perche’ mi diverte tanto soffermarmi sui modi di dire dialettali che a volte dimentico di seguire l’indagine e devo tornare indietro. Tutti gourmet questi commisari, anche il vecchio Maigret non era da meno, viste le passioni del suo creatore. Interessante

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    1. Grazie Patrizia, mi fa piacere che hai apprezzato l’articolo. Si effettivamente i legami tra inchieste e cibo sono parecchi come vedremo. Forse perché con la pancia piena si ragiona meglio? Mah a me viene l’abbiocco veramente…Ciao Patrizia e a presto!

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    2. Bello spunto Maigret e la cucina francese…. ho letto tutti i romanzi di Simenon e ci sono ricette e spunti culinari che ti consiglio di approfondire…

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